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Canali sicuri di accesso all’Unione europea!

È in atto la più grande crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale.
Milioni di persone scappano da violenze e soprusi, dagli attacchi con gas in Siria alla tortura e alla schiavitù in Eritrea.
 
Da gennaio, oltre 411.000 persone, in maggioranza rifugiati, hanno intrapreso viaggi pericolosi cercando sicurezza in Europa. Oltre 2900 i morti
 
L’impatto più significativo di questa crisi non si fa sentire in Europa ma in paesi come il Libano, con un milione di rifugiati, il Pakistan, l’Etiopia e il Ciad.
L’Europa deve cambiare atteggiamento.
 
Il 15 ottobre i capi di stato e di governo dell'Ue si riuniranno a Bruxelles per trovare una risposta. Amnesty ha presentato un’Agenda di proposte per affrontare la crisi dei rifugiati. Nell’ambito di queste proposte chiediamo all'Italia, così come agli altri stati membri, di fare la propria parte affinché l'Ue:
  • rafforzi la capacità di accoglienza di migranti e rifugiati nei paesi di primo arrivo;
  • partecipi pienamente ai piani di emergenza di redistribuzione dei rifugiati e dei richiedenti asilo;
  • si impegni a introdurre un sistema d'asilo comune dell'Ue anche attraverso meccanismo più equi di assegnazione delle responsabilità e di distribuzione dei richiedenti asilo e fornendo percorsi sicuri e legali di accesso in Europa. 

 

Amnesty International Italia






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Nei primi otto mesi del 2015, più di 350.000 persone hanno raggiunto l'Unione europea. Oltre 244.000 persone sono arrivate sulle isole greche, quasi il 90% veniva da paesi devastati dalla guerra come Siria, Afghanistan e Iraq.


Questa è la peggiore crisi globale dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale, con circa 19,5 milioni di rifugiati al mondo, l'80% dei quali ospitati in paesi in via di sviluppo.
I leader dell’Unione europea si sono concentrati principalmente sul controllo delle frontiere e la costruzione di barriere. Quest’anno quasi 2.800 persone hanno già perso la vita nel tentativo di cercare sicurezza in Europa.

Sono necessarie una risposta coordinata all’emergenza e una revisione radicale del fallimentare sistema di asilo europeo.

Amnesty chiede ai leader dell'Ue di:

1. Evitare le morti sulle rotte pericolose: aprire più canali sicuri e legali per i rifugiati per raggiungere i paesi dell'Ue
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2. Assicurare l'accesso al territorio per i rifugiati che arrivano alle frontiere terrestri esterne dell'Ue per ridurre la necessità per i rifugiati di prendere viaggi pericolosi in mare
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3. Ridurre la pressione esercitata sui paesi alle frontiere esterne: sostenere e partecipare al piano di emergenza per la ridistribuzione dei rifugiati
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4. Fermare le violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell'Ue
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Approfondimento

5. Migliorare significativamente il sostegno finanziario, tecnico e operativo agli stati membri dell'Ue in prima linea per l'accoglienza dei richiedenti asilo e il processo di richiesta d’asilo
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6. Consentire la libera circolazione per i rifugiati nell'Ue
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7. Garantire il rafforzamento degli standard di accoglienza e di trasformazione in tutta Europa
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8. Evitare di sviluppare una lista di "paesi d'origine sicuri"
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9. Mantenere la capacità di ricerca e salvataggio lungo le principali rotte migratorie verso l'Ue commisurati alle tendenze di partenza prevedibili
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10. Incoraggiare e sostenere i paesi di transito a sviluppare diritti conformi alle politiche di asilo e migrazione
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11. Aumentare l'assistenza umanitaria ai rifugiati al di fuori dell'Ue
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Rifugiati e migranti al confine tra Grecia e Macedonia

La risposta dei leader europei alla crescente crisi dei rifugiati è stata frammentaria e incoerente, proprio nel momento in cui era necessaria una leadership e il sistema di asilo era al collasso in Europa.
Il vertice di emergenza dei ministri degli Interno degli stati membri del 14 settembre si è concluso con l’adozione di una proposta emersa già a maggio di redistribuire appena 40.000 persone dalla Grecia e dall'Italia nel giro di due anni: una risposta modesta alla crisi globale dei rifugiati.
 
“Mentre la crisi dei rifugiati cresce ogni giorno di più, la reazione dell'Unione europea è basata sull'inerzia, altro che sulla risolutezza” 
Iverna McGowan, direttrice dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee

In Ungheria, il 15 settembre, sono entrate in vigore nuove leggi che sanzionano i rifugiati che tentano di varcare la frontiera con il carcere da uno a tre anni.
 
 

Alla vigilia del vertice dei ministri dell'Interno, abbiamo presentato (anche al ministro dell'Interno italiano Alfano) una serie di proposte per rimediare al fallimento del sistema europeo d'asilo. 

Chiediamo un approccio strategico che, attraverso canali legali e sicuri, basati su reinsediamenti, visti umanitari e ricongiungimenti familiari, permetta a chi fugge da persecuzioni, violenze e guerra di raggiungere l’Europa senza intraprendere un viaggio pericoloso, spesso mortale; le condizioni di accoglienza all’arrivo devono essere adeguate e umane, le procedure di asilo snellite e gli stati dell’Ue devono condividere equamente le responsabilità di accogliere i rifugiati.

DIFENDI I DIRITTI UMANI

Amnesty International Italia

© REUTERS / Yannis Behrakis

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